Visoni: cala l’allevamento in Italia

Non si arresta il declino delle pellicce: -12% per i visoni, nessun allevamento per cincillà, volpi e procioni

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

Dati confortanti quelli che arrivano dagli allevamenti di visoni: secondo il sito FurEurope (il coordinamento europeo degli allevatori di animali da pelliccia) la produzione di pelli di visone in Italia è calata nel 2016 da 180 mila a 160 mila unità e non sarebbe stata prodotta nessuna pelliccia di cincillà, procione o volpe.visoniSiamo chiaramente ancora lontani dalla dismissione per legge degli stabilimenti che operano in questo settore, ma la decrescita della domanda fa ben sperare per il futuro: “Se qualche anno fa la nascita di nuovi allevamenti sembrava difficile da frenare e il settore sul punto di espandersi rapidamente, col tempo possiamo dire di aver vinto almeno questa battaglia, arginandone la crescita“, dichiara soddisfatta l’associazione Essere Animali, che da anni si batte contro l’apertura di nuovi allevamenti come quello a Villadose (RO).

L’associazione nel febbraio 2013 aveva pubblicato Morire per una pelliccia, indagine durata 18 mesi e che mostrava per la prima volta immagini dall’interno degli allevamenti di visoni, a cui è seguito il lancio della campagna Visioni Liberi, finalizzata all’abolizione di tutti gli allevamenti di animali da pelliccia.

L’allarme per i progetti di nuovi allevamenti in quegli anni è arrivato sempre più spesso, in Lombardia ma anche in Emilia Romagna” continua Essere Animali. “Puntuali anche le proteste, i contatti con le autorità comunali e con le Asl, le richieste di accesso agli atti, le petizioni e la nascita di comitati locali. E spesso ce l’abbiamo fatta, ottenendo rifiuti per l’apertura o ritardi tanto lunghi da far accantonare il progetto. Molti che ci hanno provato hanno solo perso soldi”.

Come ad Antegnate, in provincia di Bergamo, dove dopo lunghi mesi di battaglia l’allevamento è finalmente vuoto e non più operativo. Dove erano rinchiusi più di 3 mila animali ora ci sono solo gabbie vuote. “L’allevamento non può operare perché non rispetta i requisiti richiesti dal PGT, cioè la minima distanza dalle case vicine. Il Consiglio di Stato ha emesso un’ordinanza con cui ha rigettato l’istanza cautelare di sospensiva chiesta dall’allevatore contro la prima sentenza del TAR” riporta ancora l’associazione.

Nei primi anni ’90 in Italia erano registrati alla Camera di Commercio 125 allevamenti con una produzione annua di 400 mila pelli tra visone e volpe. Oggi gli allevamenti registrati sono solo 30.

visoniTuttavia mentre l’Olanda ha confermato il suo divieto, che porterà alla chiusura di 160 allevamenti, anche SloveniaRepubblica Ceca hanno recentemente vietato questa crudele forma di sfruttamento degli animali. In Giappone l’ultimo allevamento di visoni ha chiuso i battenti lo scorso gennaio. “In Italia, invece, sono state ben tre le proposte di legge presentate al riguardo, tutte finalizzate all’abolizione degli allevamenti. E tutte bloccate nelle apposite Commissioni, mai arrivate al voto. Poche persone ostili all’idea animalista nel giusto posto sono riuscite a fermare leggi che trovano ampio consenso tra i cittadini” conclude Essere Animali.

Fonte, foto e immagini: Essere Animali, FurEurope 

© Riproduzione riservata