Autoscatti con animali selvatici? L’esercito del selfie (selvaggio)

Sono una delle tendenze social del momento. Ma spesso nascondono brutte storie di sfruttamento animale…

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

Selfie. È difficile non vederli. Si trovano ovunque voltiamo lo sguardo. Facebook, Instagram e Tinder ne contano addirittura a migliaia. Gli autoscatti, e nello specifico di quelli che la gente si fa posando insieme ad animali selvatici, sembrano essere diventati l’ultimo bizzarro social trend del momento.

Le tigri, perlopiù sotto l’effetto di droghe di vario genere, sono dei soggetti particolarmente popolari in Thailandia, ma questa stupida tendenza sembra non aver risparmiato neppure uno dei luoghi che dovrebbero essere i più incontaminati sulla terra: la foresta pluviale amazzonica.serpenti selfie

La leggendaria anaconda, il serpente più grande e maestoso che vive sul nostro pianeta, è ormai diventata uno degli obiettivi più amati dai turisti che viaggiano in Amazzonia. Quando non sono impegnate in serrati shooting fotografici, vengono purtroppo tenute in casse di legno strette e buie, quando le necessità fisiologiche di questi animali richiederebbero invece la luce del sole per il mantenimento di un’adeguata temperatura corporea, e sufficiente acqua da riuscire a immergersi completamente. Invece, quando scatta l’ora del selfie, vengono estratte in malo modo dalle loro prigioni, talvolta costrette anche a subire la tortura del flash, che le acceca temporaneamente. Chi ha assistito a questa crudele pratica, parla di serpenti disidratati, dalla pelle spenta e rugosa, segnata da numerose cicatrici e abrasioni. Una prolungata manipolazione impropria di rettili tanto delicati può portare l’animale a sviluppare stress cronico, oltre a procurare ferite gravi e ad aprire la strada a svariate malattie.

Una cosa molto simile accade a un’altra specie particolarmente apprezzata dai fanatici dei selfie: il bradipo. La procedura per l’autoscatto in compagnia di questo animale comporta il suo allontanamento dall’habitat naturale per essere tenuto in mano da gruppi di 4-5 persone alla volta, esperienza che gli causa un fortissimo stress. Dietro le quinte, i bradipi tenuti in cattività vivono legati all’albero con una corda, e raramente riescono a sopravvivere in queste condizioni per più di sei mesi.

Anche i caimani non se la passano particolarmente bene. Gli esemplari catturati per il ‘mercato dei selfie’ vengono tenuti in totale oscurità all’interno di frigoriferi rotti, con un nastro adesivo ad assicurare che non possano spalancare le fauci e rendersi pericolosi. Proprio come le anaconde, anche in questo caso si tratta di rettili a sangue freddo che per mantenersi in salute hanno bisogno di essere esposti alla luce del sole e di restare immersi in acqua. Invece vengono estratti dalla loro prigione solo per scattare delle foto insieme ai turisti, prima di essere nuovamente confinati nella loro cella solitaria.bradipo selfieI formichieri, invece, vengono esposti di fronte ad ampi gruppi di turisti, che – forse pensando di avere per le mani una sorta di giocattolo – spesso li capovolgono, tirano loro la coda o le zampe. Come se non bastasse, nel corso del loro ‘addestramento’ per adattarsi alla vicinanza forzata con l’uomo, non mancano episodi di violenza fisica, come se non essere abbastanza docili fosse una colpa e non un istinto naturale.

Ovviamente si tratta di casi estremi, purtroppo più frequenti rispetto a quanto si sarebbe portati a credere. Tuttavia, questo genere di attività crudele verso gli animali, non deve gettare ombra sulla dignità al turismo legato alle specie selvatiche. Che, se gestito in maniera corretta e rispettosa degli esseri viventi, può essere positivo sia per l’ambiente che per le specie coinvolte: può contribuire alla raccolta del denaro necessario alla protezione delle aree naturali, migliorare il benessere animale e persino alleviare situazioni di estrema povertà.

Purtroppo molti tour operator promuovono viaggi ed escursioni che sfruttano la vita animale per trarne profitto, che contribuiscono alla distruzione degli habitat e all’estinzione delle specie a rischio. Per questo motivo sono soprattutto i governi a dover rinforzare le normative in protezione degli habitat naturali, sanzionando lo sfruttamento animale. Ma anche ognuno di noi può e deve fare la sua parte, scegliendo un turismo più rispettoso e incoraggiando amici e conoscenti a fare altrettanto.

Fonte: theguardian.com
Foto: Pixabay

© Riproduzione riservata