Stop alla caccia in Piemonte: ma solo fino al 5 novembre

La LAV chiede, con una petizione, una legge nazionale contro la caccia

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“La siccità del 2017 e gli incendi che continuano a divampare in questi giorni hanno probabilmente dato il definitivo colpo di grazia alla fauna selvatica piemontese”. Questa la denuncia fatta dalle Associazioni ENPA, LAC, LAV, LEAL, LEGAMBIENTE Circolo L’Aquilone, LIDA, OIPA, PRO NATURA, SOS Gaia lo scorso venerdì attraverso un comunicato ufficiale volto a chiedere alla Regione Piemonte uno stop alla stagione venatoria 2017/2018.Piemonte incendi

L’anomalo andamento meteorologico di quest’estate, che continua anche in questo inizio d’autunno, ha infatti fortemente ridotto le disponibilità alimentari e determinerà per molte specie l’impossibilità di sopravvivere all’inverno in arrivo, spiegano le associazioni, che sottolineano come la situazione sia drammaticamente peggiorata dagli incendi che stanno coinvolgendo numerosissime aree del Piemonte e il cui spegnimento pare estremamente difficoltoso e comunque non immediato.

Già il 29 agosto scorso le associazioni che hanno sottoscritto il comunicato avevano chiesto alla Regione Piemonte di prendere in seria considerazione le considerazioni dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e prevedere serie limitazioni dell’attività venatoria per la stagione 2017/2018.

La Legge 157/92 prevede proprio la possibilità che la Giunta Regionale possa adottare idonei provvedimenti di limitazione della caccia per tutelare le popolazioni selvatiche in difficoltà. Se questa che viviamo non è una significativa emergenza ambientale che necessita di provvedimenti seri e urgenti ci chiediamo quale possa essere. Non solo, la Legge 353/2000 (Legge quadro in materia di incendi boschivi), al comma 1 dell’art. 10 prevede una serie di divieti che riguardano le zone percorse dal fuoco, tra cui in particolare, il divieto di caccia: “Sono altresì vietati per 10 anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia” ribadiscono le Associazioni. “Tale divieto è immediatamente operativo, indipendentemente dalla perimetrazione che i comuni sono obbligati ad effettuare ai sensi del comma 2 dello stesso articolo”.

Intanto il Comitato di gestione del Comprensorio Alpino TO3 Bassa Valle Susa e Val Sangone, ente delegato dalla Regione Piemonte alla gestione della fauna selvatica e dell’attività Piemontevenatoria ha concordato con la Giunta regionale la sospensione della caccia programmata (cinghiale, lepre, fagiano, volpe, tipica fauna alpina, migratoria, ecc.) su tutto il territorio del Comprensorio sino a domenica 5 novembre compresa (con esclusione della caccia di selezione ai ruminanti) e la chiusura definitiva della caccia di selezione al capriolo e al camoscio nel Distretto B.

Tuttavia secondo le associazioni animaliste i cacciatori in Val di Susa non starebbero rispettando il divieto, seguendo le zone percorse dal fuoco e attendendo gli animali stremati per ucciderli. Infine resta il fatto che ad oggi dal 6 novembre si tornerà comunque a sparare.

E’ tempo, come sostiene la LAV, di chiedere una nuova legge che vieti la caccia sul territorio nazionale e garantisca la protezione degli animali selvatici.

Piemonte caccia“I sondaggi d’opinione restituiscono da sempre la fotografia di un’Italia fortemente contraria alla caccia, con punte che arrivano all’80% di cittadini che ne chiedono l’abolizione” dichiara la LAV. “E i cacciatori sono in costante declino numerico: stime dell’ISPRA, indicano un numero inferiore a 600 mila. Tuttavia per Legge i cacciatori possono uccidere ogni anno più di 460 milioni di animali, per non parlare del ferimento e della morte di un centinaio di persone ogni anno”.

petizione caccia piemonte

Fonti: ENPA, LAC, LAV, LEAL, LEGAMBIENTE Circolo L’Aquilone, LIDA, OIPA, PRO NATURA, SOS Gaia, Comprensorio Alpino TO3
Foto: Pixabay

 

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