5 buoni motivi per dire no agli esperimenti sugli animali

Poco efficienti, spesso non portano a nessun risultato utile per l’uomo. E non mancano alternative scientifiche più economiche, tecnologiche ed etiche

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Abbiamo realmente ancora bisogno di fare esperimenti sugli animali? Secondo i dati riportati da PETA assolutamente no.esperimentiEppure, I National Institutes of Health (NIH), che sono la principale agenzia governativa responsabile della sovvenzione alla ricerca scientifica negli Stati Uniti destina ancora il 40% dei fondi elargiti a tale scopo a laboratori che conducono esperimenti sugli animali. Al di là delle convinzioni etiche sul fatto che ogni essere vivente andrebbe rispettato, insieme al suo diritto alla vita e a condurre un’esistenza dignitosa, la sperimentazione scientifica sugli animali presenta oggettivamente molte inefficienze. La maggior parte delle quali tanto significative da renderla spesso una crudeltà inutile. Vediamo perché.

1. Più del 90% delle scoperte scientifiche frutto di esperimenti condotti sugli animali, si rivelano non applicabili all’uomo

A rivelarlo è un articolo pubblicato nel 2014 dal British Medical Journal, che ha evidenziato come persino le scoperte più promettenti derivate dalla sperimentazione animale spesso si rivelino fallimentari negli esperimenti condotti poi sugli esseri umani, e come ancora più raramente vengano adottate sistematicamente a livello clinico. Uno studio, in particolare, ha dimostrato che meno del 10% delle scoperte scientifiche sono effettivamente entrate nella routine clinica nell’arco di 20 anni.

2. L’89% degli studi condotti sugli animali non possono essere riprodotti

La possibilità di ripetere un esperimento è considerato da sempre un elemento essenziale per confermare la validità di un risultato scientifico. Un’analisi del 2015 ha concluso che, secondo la più ottimistica delle stime, ogni anno vengano spesi circa 28 miliardi di dollari in sperimentazioni inutili o fuorvianti.

3. Il NIH ha ammesso che il 95% dei farmaci sicuri ed efficaci sugli animali, non si confermano tali nei test sugli esseri umani, rivelandosi invece inutili, o persino pericolosi

Come riporta il sito dell’agenzia del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, “Lo sviluppo di una terapia è un procedimento costoso, lungo e complesso. Il tempo che intercorre in media tra una nuova scoperta e l’approvazione del relativo farmaco è di circa 14 anni. E le probabilità di fallimento all’interno di questo processo superano il 95%. Inoltre, il costo per lo sviluppo di un nuovo medicinale può arrivare a superare il miliardo di dollari”. Ma c’è anche un rovescio della medaglia: se i farmaci che funzionano sugli animali spesso falliscono sull’uomo, probabilmente esistono altrettanti preparati – se non magari anche molti di più – potenzialmente utili per l’uomo, ma scartati in seguito al fallimento nei test animali.

4. Gli esperimenti sugli animali sottraggono tempo e denaro a metodi più efficienti

Anche se esistono diversi motivi per cui la sperimentazione sugli animali non può prevedere con certezza l’esito sugli esseri umani, quello di gran lunga più significativo sta nella rilevante differenza fisiologica tra le diverse specie. Ad aggravare il problema, questi esperimenti si appropriano di risorse economiche e intellettuali destinate alle ricerche che potrebbero risultare più rilevanti per la cura e il trattamento delle malattie umane.

5. Sono disponibili molti metodi non-animali

La sperimentazione sulle cavie non è l’unica opzione: esistono alternative affidabili, economiche ed etiche per una grande varietà di applicazioni mediche, dalla produzione di anticorpi, fino ai metodi per combattere l’irritazione e la sensibilizzazione cutanea, o le disfunzioni endocrine. Molti dei test effettuati sugli animali possono essere sostituiti da simulazioni virtuali, da sistemi ‘organ-on-a-chip’ (ossia organi creati con lo stessa tecnologia dei microchip informatici), da colture 3D sulle cellule umane, da studi epidemiologici e da molti altri metodi, più etici e meno anacronistici rispetto alla tortura di creature viventi.

Fonte: peta.org
Foto: Pixabay

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