Il Governo blocca la legge abbatti-cinghiali della Lombardia

La fauna selvatica è competenza esclusiva dello Stato, sopratutto nei Parchi naturali

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Ottime notizie per i cinghiali lombardi. Lo scorso 15 settembre Il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare la legge della Regione Lombardia n. 19 del 17/07/2017, recante “Gestione faunistico-venatoria del cinghiale e recupero degli ungulati feriti”, in quanto alcune norme in materia di prelievo venatorio violano la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (di cui all’art. 117, secondo comma, lett. s della Costituzione).cinghiali

La legge impugnata disciplina la gestione faunistico-venatoria dei cinghiali (Sus scrofa) sul territorio lombardo “al fine di contenere le popolazioni presenti allo stato selvatico entro densità socialmente, ecologicamente ed economicamente tollerabili per una maggiore salvaguardia delle colture agricole e della biodiversità, nonché per la tutela dell’incolumità delle persone e la sicurezza dei trasporti”.

Che detto in altri termini significa pianificare una serie di abbattimenti per contenere la popolazione dei cinghiali in regione Lombardia per evitare che questi rovinino le colture e i pascoli, limitino la presenza di piante e altri animali, e provochino incidenti attraversando la strada.

In particolare il Governo è intervenuto perché l’art. 3, comma 1, della legge regionale prevede che “la Giunta regionale, sentiti la Provincia di Sondrio e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), entro novanta giorni dall’approvazione del provvedimento di cui all’articolo 2, deliber(i) le modalità di gestione del cinghiale sull’intero territorio regionale anche mediante la definizione dei criteri per il calcolo delle densità obiettivo, la determinazione di modalità e tempistiche per l’attuazione del prelievo venatorio e del controllo, nonché le modalità per il monitoraggio dei risultati conseguiti”. Il riferimento di tale disposizione all’”intero territorio regionale” evidenza come l’ambito di applicazione di quest’ultima comprende anche il territorio delle aree protette, nazionali e regionali, dove la caccia è vietata espressamente dall’art. 11, commi 1, 3 e 4, della legge n. 394 del 1991.

Infine, secondo quanto riportato dall’ANMVI, la Regione Lombardia aveva anche chiesto al Governo di attivare gli impianti di cattura dei richiami vivi e di esercitare il prelievo venatorio in deroga. Sul punto, l’ISPRA aveva espresso un parere dichiarando “illegittime” le deroghe.

Ci resta però un interrogativo: se il Governo è stato tanto solerte nel bloccare la legge regionale della Lombardia, perché non è intervenuto in difesa anche della fauna selvatica di tutte le altre Regioni, sopratutto di quelle che hanno chiesto lo stato di emergenza per i disastri ambientali avvenuti quest’anno (incendi e siccità)? Anche in questi casi l’Ispra aveva dato parere negativo alla riapertura della stagione venatoria e diverse associazioni animaliste, dati alla mano, hanno protestato contro la decisione delle Regioni. Se la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato (per essa solo il Governo può decidere) e noi cittadini siamo lo Stato, dunque la fauna selvatica è patrimonio di tutti. E noi vogliamo difenderla.

Qui il testo della legge regionale della Lombardia.

Fonti: Presidenza del Consiglio dei Ministri, ANMVI, Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie
Foto: Pixabay

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