Giornate nazionali anti-abbandono: ENPA in piazza l’1 e il 2 luglio

Non più solo cani: abbandonati in natura anche gatti, tartarughe, iguane, furetti e persino pitoni

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

Sabato 1 e domenica 2 luglio torna in tutta Italia il tradizionale appuntamento con le giornate nazionali anti-abbandono organizzate da ENPA, quest’anno in collaborazione con Petreet.ENPA giornate anti-abbandonoGiunta alla quinta edizione, l’iniziativa si svolge in ben 130 piazze, da Torino a Taranto, da Forlì a Amalfi. Circa 1000 volontari della Protezione Animali informeranno e sensibilizzeranno i cittadini sui temi legati al contrasto e alla prevenzione del randagismo.

Presso i banchetti Enpa, insieme ai gadget dell’associazione ci sarà un kit contenente prodotti Petreet, cane o gatto.

E proprio in occasione della due giorni anti-abbandono promossa da ENPA viene rilanciata sui media nazionali la campagna dal claim “E’ l’inizio della vostra vacanza o solo della tua?”. Ideata pro bono dall’agenzia Itaca Comunicazione e diffusa grazie alla concessione di spazi gratuiti, la campagna mira a sensibilizzare nei confronti di un fenomeno che, seppur in calo rispetto agli anni passati, resta ancora molto diffuso.

“Fornire rilevazioni statistiche attendibili sul numero di randagi e abbandoni presenti sul nostro territorio è estremamente difficile” spiega Marco Bravi, responsabile Comunicazione e Sviluppo Iniziative nonché presidente del Consiglio Nazionale di ENPA “tuttavia ci sono alcuni indicatori grazie ai quali possiamo disporre di alcuni dati di massima. Nel 2012 il Ministero della Salute, con l’allora sottosegretario Cardinale, valutò i cani vaganti sul territorio in un numero compreso tra 500 mila e 700 mila esemplari. Dati più recenti sono invece quelli relativi agli ingressi nei canili sanitari che per il 2015 si sono attestati sui 100 mila animali”.

“Assistiamo inoltre al fenomeno dei nuovi abbandoni. Non più solo cani, ma anche gatti, tartarughe, iguane, furetti, persino pitoni, che vengono abbandonati con la falsa certezza che gli esemplari di queste specie, una volta liberati in natura, saranno in grado di provvedere a loro stessi. In realtà” conclude Bravi “si tratta di un autoconvincimento del tutto ingiustificato, che serve ad alleggerire le coscienze dal senso di colpa. Qualsiasi animale cresciuto in cattività, tanto più se in un ambiente diverso dal suo, se viene abbandonato è destinato alla morte. Il suo proprietario, invece, a una condanna penale. E bene ricordarlo: l’abbandono di animali non è solo un atto eticamente inaccettabile, ma è anche un reato“.

Fonte e immagini: ENPA

© Riproduzione riservata