Alzheimer: cambio di rotta nella ricerca

Anche gli scienziati ammettono il fallimento del modello animale

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“Dopo una serie di fallimenti, i ricercatori stanno finalmente realizzando che i loro sforzi per cercare una cura all’Alzheimer non li ha portati da nessuna parte. Accidenti! Ci sono voluti solo decenni di tempo e denaro perso, più di 100 farmaci inutili e un numero incredibile di vite animali sprecate” annuncia amaramente PETA, commentando un articolo uscito lo scorso 28 marzo sull’Herald Tribune.

TOPI_PETA“Per anni i ricercatori hanno tormentato topi, cani e altri animali con lo scopo di trovare una cura per l’Alzheimer. Il problema è che gli animali non soffrono di Alzheimer. Così i ricercatori hanno dovuto manipolare il corredo genetico di questi animali per far si che si creassero le stesse placche amiloidi che si formano nel cervello dei malati di Alzheimer. Il risultato? Gli animali sembrano avere sollievo da quello che parrebbe Alzheimer ma non è, mentre gli umani continuano a soffrire” ha aggiunto PETA.

“Dobbiamo andare oltre la scoperta di un farmaco” ha dichiarato Neal D. Barnard docente di Medicina alla George Washington University “non riusciamo a trovare nuovi farmaci e quelli che abbiamo non cambiano il corso della malattia. Dobbiamo smettere di concentrarci sui topi con l’Alzheimer e dedicarci alla salute umana”.

I topi manipolati geneticamente infatti non sviluppano tutti i sintomi della malattia che si evidenziano nell’uomo. In particolar modo mostrano solo i sintomi iniziali ma non quelli della malattia conclamata.

Inoltre secondo Barnard studiare soggetti umani permetterebbe di ottenere maggiori progressi in quanto sarebbe possibile osservare e ottenere tutta una serie di dati relativi allo stile di vita del malato come cibo, attività fisica,, fattori ambientali, malattie croniche e qualità del sonno e capire che tipo di effetto possono avere sullo sviluppo della demenza.

Anche Rhoda Au, professore al Boston University Alzheimer’s Disease Center e responsabile di neuropsicologia per il Framingham Heart Study è convinto che l’Alzheimer debba essere studiato come un processo che coinvolge tutta la vita dell’individuo.

“Ora che perfino i ricercatori hanno ammesso di aver fatto zero progressi, è tempo che tolgano la testa da sotto la sabbia e rifiutino apertamente il modello animale, che non può assolutamente replicare lo stato di demenza umana. E’ ora di adottare metodi di ricerca sostitutivi rilevanti per fisiologia umana” ha concluso l’associazione.

Fonte: PETA, Herald Tribune
Foto: PETA

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