Professione ranger: “il pericolo non dovrebbe essere il nostro mestiere”

Sono centinaia i guardiaparco e gli ausiliari che ogni anno perdono la vita in Kenya, Congo e India per proteggere gli animali

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Quella del guardiaparco è una tra le professioni più affascinanti per chi ama stare a contatto con la natura e vuole viverla ogni giorno al 100%, ma non è esente da rischi, specie se si opera in Africa o in Asia. Anzi, a volte questo lavoro può costare molto caro. Negli ultimi mesi, cinque ranger e altre tre persone impegnate nella protezione della fauna selvatica hanno perso la vita in quattro diversi Paesi, a dimostrazione di quanto sia pericoloso il loro impegno in favore della natura. Non in tutti i casi si è trattato di semplice fatalità: in un paio di occasioni a provocare la morte di queste persone sono stati i proiettili dei bracconieri.park-rangers-1428981_960_720È questo il caso di un giovane ranger poco più che ventenne, neodiplomato alla Kenya Wildlife Service Field Training School di Manyani e operativo presso il Kenya Wildlife Service, ucciso lo scorso 17 febbraio da un colpo sparato da alcuni cacciatori di frodo di elefanti, all’interno del parco nazionale dello Tsavo (Kenya). Il guardiaparco era impegnato, insieme a un collega, nel pattugliamento di un’area quando si è accorto delle tracce lasciate da alcuni bracconieri, che hanno poi teso un’imboscata ai due ufficiali. Lo scontro a fuoco è terminato con la morte del ranger e di uno dei bracconieri, mentre gli altri sono riusciti a fuggire e a far perdere le proprie tracce.

Questi cacciatori di frodo sono ricercati da tempo nel parco dello Tsavo, che vanta una delle più numerose popolazioni di elefanti della savana al mondo. Proprio la settimana prima, lo stesso gruppo aveva colpito e ferito un elefante, abbandonandolo sul posto non appena i cacciatori si erano accorti di avere le autorità alle calcagna. Purtroppo, l’elefante non è sopravvissuto alle gravi ferite: i ranger del parco ne hanno quindi rimosso l’avorio, che è stato poi spedito a Nairobi per evitare che finisse sul mercato nero.

“I pericoli che i guardiaparco sono costretti ad affrontare ogni giorno stanno aumentando esponenzialmente e, insieme a loro, anche il bisogno di un maggiore supporto al loro operato”, ha commentato Chris Galliers, presidente della Game Rangers Association of Africa e rappresentante africano dell’International Ranger Federation. “I ranger in Africa lavorano in condizioni particolarmente difficili, con grande fatica e probabilmente con la necessità di un ulteriore addestramento”.

Tuttavia, non tutti gli incidenti degli ultimi mesi sono avvenuti a causa della condotta sconsiderata dei bracconieri. Nella Repubblica Democratica del Congo, sono tre i ranger deceduti nel parco nazionale del Virunga: secondo quanto riportato dal capoguardia del parco, Jean Pierre Jobogo Mirindi, nove ufficiali stavano pattugliando il Lago Eduardo quando una forte raffica di vento ha rovesciato la loro imbarcazione. I pescatori locali sono riusciti a salvare sei membri dell’equipaggio, ma tre di loro sono affogati, anche a causa di un repentino peggioramento delle condizioni meteo, che hanno complicato le operazioni di salvataggio. Del resto quello di Virunga è noto come uno dei parchi più pericolosi in assoluto per i ranger: habitat naturale di ben un quarto di quel che resta della popolazione mondiale gorilla di montagna, si trova anche in una regione caratterizzata dalla forte instabilità politica e dalla presenza di numerosi gruppi armati, che hanno portato alla morte di 150 ranger solo negli ultimi dieci anni.

africa-elefantiA fine gennaio, altri due uomini che lavoravano a supporto delle forze dell’ordine per l’organizzazione no profit African Parks hanno perso la vita in seguito allo schianto di un elicottero in Repubblica Centrafricana.

In India, invece, un guardiaparco 28enne è morto nel parco nazionale di Bandipur nel tentativo di domare un incendio – probabilmente di origine dolosa, come riporta la stampa locale – reso particolarmente pericoloso anche da un periodo di intensa siccità che coinvolge l’intera zona, e che dura ormai da ben due anni.

The Thin Green Line Foundation, fondazione nata con l’obiettivo di supportare le vedove e i bambini dei ranger uccisi in servizio, stima che ogni anno circa 100 ufficiali perdano la vita mentre sono al lavoro, quasi due a settimana. Un numero davvero alto, che evidenzia i molti pericoli che sono costretti ad affrontare ogni giorno per proteggere la natura e le specie selvatiche. “È stato un periodo particolarmente difficile per i ranger, con la perdita di molti ufficiali nel giro di così poco tempo”, ha commentato Sean Willmore, fondatore e direttore dell’associazione. “Purtroppo ci stiamo abituando a questa triste realtà. Ma ora più che mai è necessario e un aiuto concreto, da parte della comunità globale, alle famiglie che hanno perso i loro cari. Ed è prioritario riuscire a garantire l’equipaggiamento e l’addestramento necessari a questi professionisti affinché si riducano i rischi che corrono ogni giorno”.

Fonte: The Guardian
Foto: Pixabay

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