Industria delle uova: la sconvolgente realtà degli allevamenti in gabbia

Animal Equality ha pubblicato una nuova investigazione che svela le terribili condizioni in cui vivono le galline ovaiole in Italia

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Animal Equality ha pubblicato una nuova investigazione che svela le terribili condizioni in cui vivono le galline ovaiole in Italia.sito_galline_ovaioleGalline stipate in spazi così ridotti da non riuscire nemmeno a spiegare completamente le ali; afflitte da gravi patologie come la perdita delle piume e la caduta della cresta; ratti in decomposizione a stretto contatto con le galline; galline putrefatte nelle gabbie in cui le compagne vive continuano a deporre le uova; uova completamente infestate da larve e insetti: gallery-4questa la scioccante verità ripresa dalle telecamere in incognito dell’associazione Animal Equality all’interno di alcuni capannoni che ospitano galline destinate alla produzione di uova per il consumo umano.

“Le immagini rappresentano lo standard all’interno dell’industria delle uova e rivelano le terribili condizioni in cui vive più della metà delle galline ovaiole nel nostro paese: solo in Italia, 64 milioni di galline vivono tutta la loro vita all’interno di minuscole gabbie di metallo in cui non possono esprimere quasi nessuno dei loro comportamenti naturali” denuncia Animal Equality “Private della luce del sole, costrette a mantenersi in equilibrio su una superficie inclinata di rete metallica e forzate a una vita di prigionia, le galline trascorrono la loro esistenza in condizioni terribili ed escono dalla gabbia solo quando la loro produzione di uova diminuisce. Considerate inutili, vengono quindi mandate al macello”.

sito_galline_ovaiole_3_uova_batteriaAnimal Equality ha lanciato una petizione perché l’allevamento in gabbia venga proibito: “molte grandi aziende del settore alimentare hanno già annunciato che smetteranno di approvvigionarsi di uova provenienti da galline allevate in gabbia, ma c’è ancora molto lavoro da fare” ha concluso l’associazione.

Firma qui la petizione:

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Qui il video dell’investigazione: 

Fonte, foto e video: Animal Equality

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