Giappone: stop all’allevamento di visoni

Con la chiusura dell’ultima struttura a Niigata, il Paese dice addio per sempre a questa crudele pratica

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

In Giappone ha chiuso l’ultima struttura per l’allevamento intensivo di visoni situata a Niigata, evento che mette la parola fine a questa crudele pratica sul territorio nipponico. Negli ultimi anni la fattoria Otsuka era stata ripetutamente segnalata dall’associazione animalista Animal Rights Centre Japan, che la accusava di operare senza possedere una regolare licenza e in violazione del Japanese Invasive Alien Species Act del 2006. Ora che la struttura ha cessato la propria attività, il Giappone si unisce al già folto numero di Paesi che non ricorrono più alla produzione intensiva di pellicce torturando gli animali.

japan4-1

Il Japanese Invasive Alien Species Act, varato nel 2006, aveva reso illegale la costruzione di nuovi allevamenti intensivi di animali da pelliccia sul territorio nipponico, un provvedimento preso anche a causa dei pesanti danni alla biodiversità causati dai visoni – provenienti dal continente americano – che riuscivano a fuggire da queste fattorie. Per questo motivo, l’Alien Species Act consente l’allevamento di specie non autoctone come il già citato visone americano, il procione e il castorino, solo per alcuni scopi ben precisi, come l’insegnamento e la ricerca. In base alla stessa legge, le strutture già operative prima del 2006 hanno però potuto continuare a esercitare la loro attività, sotto licenza. Ma dato che la fattoria Otsuka era ormai l’ultimo allevamento rimasto, con la sua chiusura cessa definitivamente la produzione di animali da pelliccia in Giappone.

Negli ultimi anni la fattoria ubicata a Niigata aveva ricevuto svariate notifiche da parte del Ministero dell’Ambiente per la violazione sia dell’Invasive Alien Species Act, sia della normativa relativa al Benessere e alla Gestione degli Animali. Nel 2015, dopo aver riscontrato diverse irregolarità nello stato di salute degli animali, nonché numerose fughe degli stessi dalla struttura, l’Animal Rights Center Japan aveva segnalato alle autorità lo stato di illegalità in cui operava la fattoria. Un nuovo avvertimento, l’ultimo, ha spinto il titolare a decidere di cessare l’attività, anche in virtù di un significativo calo nella domanda di pellicce: gli alti costi di gestione richiesti per soddisfare i requisiti necessari per ottenere la licenza ormai fanno sì che questa attività non sia più economicamente sostenibile.

Del resto, in Giappone, la popolarità delle pellicce nell’abbigliamento è significativamente diminuita, in concomitanza con la crescita della domanda di capi dalla produzione più etica. Dal suo ultimo picco, registrato nel 2006, le cifre relative all’import di pellicce sono scese dell’80%.

Quello del Giappone è un autentico punto di svolta, in linea con quanto sta accadendo nel resto del mondo: grazie a una maggiore sensibilità al benessere animale da parte dei consumatori, dal 2000 sono otto i Paesi europei che hanno deciso di rendere illegale l’allevamento intensivo degli animali da pelliccia, e altre tre nazioni stanno valutando questa possibilità in sede parlamentare.

Fonte e foto: Furfreealliance

© Riproduzione riservata