Proposta una tassa comunale annuale sui cani non sterilizzati

Le associazioni avvertono: potrebbe aggravare e non risolvere il problema. No all’esenzione per pastori, cacciatori e allevatori

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“I proprietari o detentori di cani non sterilizzati sono tenuti al pagamento di una tassa comunale annuale, istituita da ciascuna amministrazione locale con propria delibera”. Questa la proposta dell’emendamento presentato dal deputato Pd Michele Anzaldi alla legge di Bilancio, che ha superato l’esame di ammissibilità.

cuccioli_tassaSecondo la proposta del Deputato sarebbero esentati dal pagamento della tassa coloro che procedono alla sterilizzazione con regolare certificazione rilasciata da veterinari abilitati all’accesso anagrafe regionale degli animali da compagnia. E fin qui la proposta parrebbe un buon incentivo per combattere il randagismo, che secondo i dati LAV riguarderebbe oggi tra i 500 e 700 mila cani, a patto però che i fondi raccolti vadano a sovvenzionare una rete di centri convenzionati con tariffa agevolata per la sterilizzazione e/o sgravi fiscali per chi adotta in canile.

E invece nell’emendamento sembrano restare parecchie zona d’ombra che le associazioni hanno immediatamente sottolineato: la LAV “è a favore di una tassa sui cani non sterilizzati” dichiara l’associazione “ma solo se verranno eliminate dalla proposta di esenzione le categoria dei pastori e, grazie al possibile intervento dei Sindaci, quella dei cacciatori, nonché con l’inserimento di quella per gli allevatori di cani, quindi una tassa sulla riproduzione, vincolando i fondi così raccolti alla prevenzione del randagismo e a permettere gratuità o facilitazioni alla sterilizzazione di cani e gatti di proprietà dei Sindaci poiché vaganti o di categorie con riscontrati problemi economici”.

L”Ente Nazionale Protezione Animali ricorda che la 281/91 è una buona legge che, dove applicata correttamente, ha permesso di debellare la piaga del randagismo. “Evidentemente, alcuni dei nostri parlamentari non ne hanno contezza, altrimenti saprebbero che i primi a non dare seguito alle previsioni normative sono proprio le Regioni, i Comuni e le Asl. Contro cui non c’è tassa che tenga” denuncia l’ENPA. “Attenzione” conclude Carla Rocchi “perché la tassa sui cani, in quanto strumento punitivo, potrebbe aggravare e non risolvere il problema; potrebbe cioè di incentivare gli abbandoni. Il randagismo, invece, si batte con misure premiali e agevolazioni: lo dimostra l’esperienza di chi questa piaga è riuscito a debellarla”.

Non solo, ci permettiamo di aggiungere, potrebbe essere un’arma a doppio taglio anche per quanto riguarda la microchippatura, che pur essendo obbligatoria per legge, già oggi spesso non viene effettuata.

Fonti: Michele Anzaldi, LAV, ENPA
Foto: Pixabay

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