Cani molecolari sulle tracce dei bracconieri per difendere i rinoceronti

Sono l’ultima “arma” messa in campo dal Kruger National Park

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Almeno 6 mila rinoceronti africani sono stati uccisi dai bracconieri dal 2008 ad oggi a causa della crescente domanda di corna proveniente dall’Asia, dove vengono considerate un rimedio tonificante oltre che uno status symbol.

bracconieri_krugerNegli ultimi anni si parla ormai di una vera e propria “epidemia” con incrementi significativi anno su anno a partire dal 2009: solo nel 2015 sono stati uccisi 1338 rinoceronti.

Il Sud Africa, paese in cui si trova il Kruger National Park, ospita il 90% dei 20 mila rinoceronti bianchi ancora vivi e la metà dei 4800 rinoceronti neri. Quasi il 70% delle uccisioni avviene all’interno del parco e per questo si sta cercando con ogni mezzo di proteggerne i vastissimi confini. Le politiche messe in atto finora hanno permesso di registrare un piccolissimo decremento nel 2015 ma il dato è quasi irrilevante di fronte al numero di animali abbattuti illegalmente ogni anno.

Ed è così che i cani, che sono sempre stati utilizzati all’interno del Parco, hanno trovato oggi un nuovo ruolo: due dozzine di cani da ricerca, scelti fra incroci di English Foxhound, Bluetick Coonhound e Beagle stanno seguendo un percorso di addestramento che li porterà sulle tracce di bracconieri, corna e armi. A queste razze verranno poi affiancati Pastori Belga Malinois e Pastori tedeschi che, una volta scovati i bracconieri, “finiranno il lavoro”, atterrando e bloccando i criminali.

I cani addestrati possono inseguire i bracconieri molto più velocemente dei ranger e lasciati liberi sul terreno possono essere affiancati nella loro ricerca dagli elicotteri. In un Parco sterminato come il Kruger questo significa guadagnare un enorme vantaggio nella lotta al bracconaggio.

english_foxhound_portraitAltri parchi sudafricani stanno sperimentando con successo l’impiego di cani molecolari già da alcuni anni e in Kenya si stanno addestrando Bloodhounds contro i bracconieri di elefanti.

Fonte: The Guardian
Foto: Wikipedia e Pixabay

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