Sperimentazione animale: in Italia numeri in calo ma ancora troppo elevati

I topi occupano sempre il primo posto, ma aumenta il ricorso a porcellini d’india, furetti, pecore e primati non umani

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Sono stati pubblicati in questi giorni dal Ministero della Salute i dati sulla sperimentazione animale riguardanti il 2014. I numeri totali mostrano una leggera flessione e sono scesi di 30 mila unità rispetto all’anno precedente, seguendo così l’andamento degli ultimi quindici anni.

sperimentazione_animale_essereanimali“Gli animali utilizzati nei laboratori italiani nel 2014 sono stati 691.666, scendendo per la prima volta al di sotto delle 700 mila unità: niente di cui esultare, ma una costante diminuzione è sempre un segnale positivo. Dieci anni fa erano infatti 1 milione gli animali utilizzati nei centri di ricerca italiani” commenta l’associazione Essere Animali.

“Il numero, degli animali che ogni anno vengono stabulati, utilizzati negli esperimenti, sottoposti a procedure dolorose che producono dati fuorvianti se trasferiti all’uomo, purtroppo, è ancora troppo alto, considerando che per legge, il ricorso agli animali dovrebbe essere l’ultima via di sperimentazione, attuabile solo se non sono disponibili metodi alternativi” denuncia la LAV. “Rispetto alle specie utilizzate, aumenta il ricorso a porcellini d’india, furetti, pecore e, tragicamente, di primati non umani. Il numero di macachi usati nei test è passato da 302 nel 2012 a quasi 450 nel 2014: un aumento inaspettato, soprattutto alla luce di una legge che limita fortemente il ricorso a specie filogeneticamente così vicine alla nostra. Animali che subiscono anche la sofferenza della cattura in natura, considerando che 246 macachi sono stati importati dall’Africa e 196 dall’Asia”.

Desta allarme il dato relativo al numero di procedure classificate come gravi, oltre 21 mila, dove per “gravi” si intendono sperimentazioni che comportano dolore e angoscia prolungati che possono comportare il non ricorso all’anestesia, come lesioni spinali, stimolazioni elettriche, nuoto forzato e perfusione di organi, mentre sarebbero 300 mila quelli a cui sono stati inflitti dolori cosiddetti “moderati”.

“L’impegno verso la riduzione e la sostituzione degli animali nella ricerca rimane purtroppo solo sulla carta, come dimostrano queste statistiche, principio che non viene ascoltato per la mancanza di formazione, gap culturale e interessi economici, e che vincola il nostro Paese a un modello fallimentare di ricerca, anacronistico”, commenta Michela Kuan, biologa, responsabile LAV Area Ricerca senza animali.

Fonti: LAV, Essere Animali
Foto: Luca Bertacin / Essere Animali – Il flash mob di Essere Animali per la Giornata Mondiale per gli Animali nei Laboratori.

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