L’Europa si oppone a dichiarare illegale il commercio di avorio

Ogni 15 minuti in Africa un elefante viene abbattuto dai bracconieri. Potrebbero estinguersi entro 25 anni

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Le organizzazioni ambientaliste di quasi 30 paesi africani sono rimaste sconcertate di fronte alla decisione dell’Unione Europea di opporsi al bando totale del commercio di avorio. In una memoria ufficiale rilasciata lo scorso 1° luglio, la Commisione Europea ha dichiarato che al posto di un divieto sarebbe più opportuno valutare delle restrizioni al fine di controllare il mercato illegale.

elephant-1191878_960_720Esiste già un embargo globale sul commercio di avorio, ma il termine è fissato per il 2017 e Zimbabwe, Namibia, Sud Africa e Botswana stanno spingendo perché venga presa una decisione definitiva sul commercio di zanne alla prossima Conferenza sulla Convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo di fauna e di flora selvatiche (CITES) che si terrà a Johannesburg il prossimo settembre.

Intanto l’African Elephant Coalition (AEC), una coalizione di 29 stati africani, ha lanciato l’allarme: se non si interverrà sul commercio di avorio, dichiarando gli elefanti tra le specie in estinzione (appendice I della lista del CITES), potrebbero scomparire nel giro di 25 anni. Solo in Africa, nel 2014, sono stati uccisi 20 mila pachidermi dai bracconieri e tra il 2009 e il 2015 la Tanzania e il Mozambico hanno perso più della metà della loro popolazione di elefanti. Numeri simili si registrano anche nell’est e nel centro dell’Africa. Ogni 15 minuti un elefante viene abbattuto da un bracconiere. L’eccidio è talmente vasto, secondo gli esperti, che si sta ripercuotendo anche sull’etogramma di specie dei pachidermi: gli animali, terrorizzati dai cacciatori stanno diventando notturni e cercano di spostarsi in enormi branchi, per difendersi dai bracconieri.

Ma il problema, riferiscono le autorità, è anche di ordine pubblico: i rangers vengono uccisi ogni giorno, il commercio illegale finanzia il terrorismo, che non solo destabilizza il continente africano ma sta diventando anche un problema per la sicurezza dei Paesi europei.

Con 28 membri l’Unione Europea costituisce il blocco con più peso politico all’interno del CITES: le sue leve finanziarie e commerciali possono pesare fortemente sullo sviluppo del mondo. Da un alto l’Europa dichiara di volere l’estensione dell’attuale bando sull’avorio, ma dall’altro chiede un insieme di deroghe che consentano di esportare alcuni prodotti derivanti dagli elefanti dai quattro paesi che attualmente sono coperti da embargo, cioè Zimbabwe, Namibia, Sud Africa e Botswana.

Se venisse approvato l’ accordo “Annex I”, tutto il commercio internazionale di avorio diventerebbe illegale. La questione su cui si battono gli esperti è che non è possibile dividere tra avorio “legale” e “illegale”: è praticamente impossibile impedire ai bracconieri di immettere sul mercato “autorizzato” il loro prodotto. Basti pensare che la popolazione degli elefanti è diminuita del 61% tra il 1980 e il 2013, e secondo l’AEC l’unico vero modo per combattere il commercio di fauna illegale è quello di uniformare le leggi che proteggono gli elefanti: essendo una specie migratoria un elefante che si sveglia in Angola (Appendice I) potrebbe addormentarsi in Namibia (Appendice II) lo stesso giorno: è importante dunque che abbia la stessa tutela in tutto il continente africano.

Per aiutare gli elefanti, firma qui la petizione diretta al Commissario Europeo per l’Ambiente Karmenu Vella, ai Ministri per l’Ambiente europei e ai membri del CITES:

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Fonte: The Guardian
Foto: Pixabay

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