Amici, ma non troppo

Impariamo a “leggere” gli stati d’animo e le reazioni del nostro cane per prevenire spiacevoli inconvenienti

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E’ di qualche tempo fa la notizia di un proprietario che si è ritrovato a dover risarcire un amico di famiglia a causa di un morso del proprio cane. Il detentore del pastore tedesco di casa, infatti, ha dovuto rispondere per danno biologico per le lesioni provocate alla mano destra dell’amico dal suo cane per quasi 50 mila euro, nonostante durante il procedimento sia emerso più volte che il cane conosceva bene “la vittima” fin da cucciolo e che potrebbe essere stato “provocato”.

cane paura

Uno sguardo spaventato

Per la Cassazione Civile non si può escludere la responsabilità del proprietario per il solo fatto che la vittima conosceva bene il cane morsicatore. Secondo la Cassazione, infatti, la relazione fra proprietario e animale presuppone sempre la responsabilità della custodia e della sorveglianza, responsabilità che viene trasferita anche a chi lo ha temporaneamente in custodia: ai sensi dell’ art. 2052 Cc “del danno cagionato da animale risponde il proprietario o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, in quanto la responsabilità si fonda non su un comportamento o un’attività commissiva o omissiva di costoro, ma su una relazione (di proprietà o di uso, fondante la custodia e la sorveglianza) intercorrente tra i predetti e l’animale, e poiché il limite della responsabilità risiede nell’intervento di un fattore (“salvo che provi il caso fortuito”) che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma alle modalità di causazione del danno, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anziché all’animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi” (Sentenza 10402, sezione Terza Civile, del 20-05-2016 – C.c. art. 2052).

E dunque come comportarci quando a passeggio con il nostro cane veniamo avvicinati da qualcuno che si getta sul nostro quattro zampe per riempirlo di coccole e carezze non richieste? Ci farebbe piacere se qualcuno si avventasse su di noi urlandoci “Oh mio dio come sei carino!” e ci arruffasse tutti i capelli? E’ vero che i nostri cani sono molto più “sociali” di noi, ma ciò non toglie che abbiano uno “spazio personale” da non invadere, più o meno grande in base al soggetto.

Possiamo dividere questo spazio in 3 aree:

ZONA INTIMA: solo per i famigliari

ZONA PERSONALE: amici, famigliari meno stretti

ZONA SOCIALE: sconosciuti o poco conosciuti

Dobbiamo assolutamente conoscere l’ampiezza delle aree del nostro cane. Per aiutarci possiamo cominciare osservandolo, perché, pur non parlando la nostra lingua, comunica con noi in continuazione: a differenza nostra, i cani comunicano tantissimo con le posture, e la prossemica (disposizione del corpo rispetto all’interlocutore – vicino, in fianco, davanti) ha un ruolo determinante: utilizzano la posizione frontale per rivolgersi a noi in modo diretto, per chiederci qualcosa, e lo fanno quando si sentono sicuri. Si mettono dietro di noi per cercare la nostra protezione perché si sentono minacciati o hanno paura; la posizione laterale invece indica alleanza, collaborazione. Sono molto sensibili allo spazio di interposizione, un approccio diretto, una vicinanza troppo stretta possono metterli in agitazione, renderli irritabili, aumentare la loro aggressività e le loro paure.

cane rilaqssato e sottomesso

Rilassato e collaborativo

I cani preferiscono evitare lo scontro, sono tendenzialmente pacifici e non ritengono l’aggressività la prima arma a cui ricorrere. E’ normale lottare per ottenere le risorse, il cibo, lo spazio, le femmine, proteggere i cuccioli, ma solo se e quando è indispensabile farlo. Infatti in natura la selezione non favorisce i soggetti più valenti nel combattimento, ma quelli che riescono ad avere il controllo in una situazione determinante. Non hanno bisogno di lottare per determinare le gerarchie, ma utilizzano i segnali calmanti, che se studiati sono facilmente riconoscibili anche da noi esseri umani.

Osserviamo dunque come si pone il nostro cane quando siamo fuori con lui e veniamo avvicinati da un’altra persona: con il tempo, e con l’aiuto di un educatore, potremo imparare a leggere piccoli segnali che il nostro cane manda quando è a disagio. Soprattutto se siamo alla nostra prima esperienza con Fido, ci permetterà non solo di migliorare il nostro rapporto con lui, ma di intervenire nei confronti di altri quando travalicheranno il suo spazio “vitale” facendolo sentire “con le spalle al muro”.

cane attento

Attivo e attento

Tenendo ben presente che ogni soggetto ha la propria “soglia di tolleranza”, chiunque si approcci al nostro cane dovrà avvicinarsi facendo una curva, mai direttamente e frontalmente, e prima di tutto presentarsi, facendosi annusare la mano. Se il cane si mostra disponibile, potrà accarezzarlo sotto il muso e mai sulla testa, zona dove tollerano davvero poco essere toccati (comportamento che generalmente nei nostri confronti sopportano con infinita pazienza, ma che davvero sarebbe meglio evitare). Non sbilanciamoci con il busto sopra il cane, restiamo in verticale e possibilmente a lato del cane. Se il cane mostra una buona reazione alla nostra interazione, possiamo anche abbassarci sulle ginocchia per essere alla sua altezza. Non fissiamolo negli occhi (che non significa non guardarlo, ma non farlo insistentemente), non baciamolo sulla testa e, assolutamente, non abbracciamolo (questo gesto può essere visto come un segnale simile alla monta e quindi come un atto di dominanza e non di affetto).

Se vogliamo elargire qualche coccola, e il cane è d’accordo, diamo carezze lente a mano aperta lungo il fianco del cane, che significano calma e rilassamento. Mai pacche energiche, che hanno un effetto opposto, ossia eccitamento e attivazione.

Impariamo, infine, a osservare coda, bocca, orecchie, occhi, peli e posizione del corpo: ci possono suggerire molto di quello che un cane sta cercando di dirci. Ecco un piccolo vademecum per leggere i segnali del nostro amico:

INFOGRAFICA 2Attenzione: lo scodinzolio non significa che il cane è contento, ma è solo uno stato di attivazione che può essere positivo o negativo.

In conclusione, nel rapporto tra il nostro cane e noi, o gli altri esseri umani, è sicuramente importante il tipo di relazione affettiva che si instaura (con noi e i nostri famigliari più stretti tollererà maggiormente qualche comportamento sgradito rispetto a quanto farebbe con altri) ma, anche il cane più buono e paziente potrebbe arrivare ad utilizzare il morso come ultima risorsa, qualora le sue richieste non siano state ascoltate.

Fonte: Federica Villa
Educatrice Cinofila presso Asilo per cani Dog is Good
Foto: Pixabay, easel.ly

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