Gatto ferito abbandonato davanti all’ambulatorio chiuso

La denuncia di ANMVI: il 77% delle strutture veterinarie ha vissuto almeno un caso di abbandono

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Abbandonato a morire, gravemente ferito e in una pozza di sangue, di fronte all’ambulatorio del veterinario: questo il destino di un gatto salvato a Sanremo grazie al coscienzioso intervento di uno dei condomini che abitano sopra lo studio della dottoressa Alexandra Cafasso che alle 7.00 del mattino, accortosi dell’animale, l’ha avvertita.

ANMVI

Chi ha abbandonato il randagio davanti al suo studio, infatti, non si è preoccupato di avvisare né lei né i servizi veterinari, come ha denunciato la stessa Dottoressa Cafasso alla stampa locale con una lettera al sito Sanremonews.it. “Testimoni hanno visto intorno alle ore 6 del mattino qualcuno lasciare l’animale e andarsene; sulla serranda sono affissi i recapiti telefonici dello studio, numero fisso, cellulare e orari di apertura. Se non era per un abitante del palazzo che un’ora dopo l’ha visto e mi ha contattata, il gatto se ne sarebbe stato lì sul marciapiede per tre ore” denuncia il medico veterinario. “L’averlo abbandonato davanti a uno studio veterinario non vuol dire essersene occupati. Se questa persona non voleva prendersene la responsabilità, almeno poteva chiamare il 118-servizi veterinari o chiamarmi perché qualcuno se ne occupasse subito. Se questa persona pensa di aver fatto una buona azione si sbaglia, ha abbandonato un animale ferito senza contattare dei soccorsi”.

Secondo un’indagine condotta dall’ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, il 77% delle strutture veterinarie ha vissuto almeno un caso di abbandono e il soggetto che abbandona dal veterinario un animale è prevalentemente occasionale e ignoto. In media, secondo la ricerca, circa 100 animali all’anno, fra cani e gatti, dopo essere stati portati dal veterinario per le cure non vengono più ritirati. Sono di più i gatti (57%) dei cani. E di più gli animali senza proprietario (82%, di cui il 36% cani e il 59% gatti). Ma anche il dato del paziente proprietario è significativo: il 19% sono cani, il 24% gatti; nel 27% dei casi si tratta, cane o gatto che sia, di un paziente sottoposto a cure straordinarie.

“Come quando si è coinvolti in un incidente stradale si ha l’obbligo, la responsabilità, la coscienza (si auspica) di chiamare i soccorsi, la procedura è la stessa quando la vittima è un animale. Un gatto, anche un randagio. Altrimenti siamo dei pirati della strada” ha – giustamente – concluso la dottoressa Cafasso.

Fonti e foto: ANMVI, Sanremonews.it

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