La nostra famiglia si allarga: non abbandoniamo il coniglio!

Come gestire correttamente il rapporto tra conigli, future mamme e bambini senza farsi ingannare dai luoghi comuni

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Capita spesso di incappare in luoghi comuni che vedono il coniglio (come anche altri animali) dei pericoli per le donne in gravidanza, le neo mamme o i bambini molto piccoli. Questi stereotipi causano sovente immotivati abbandoni condannando questi animali (nello specifico qui parleremo del coniglio) a pagare colpe inesistenti.

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CONIGLI E TOXOPLASMOSI
Non appena una donna scopre di aspettare un bambino comincia una fase della sua vita che dovrebbe essere meravigliosa. Tuttavia, dietro i sorrisi e la gioia per il lieto evento, spunteranno presto i pareri ansiosi e preoccupati di genitori, suoceri, migliori amiche, vicini di casa e medici che intimano l’allontanamento immediato del coniglio di casa perché potrebbe nuocere al nascituro. Il coniglio, a loro giudizio, porterà al piccolo una serie di disturbi e malattie che vanno assolutamente prevenute, come allergie respiratorie, asma, dermatiti da contatto, ma soprattutto rappresenterà il pericolo più estremo: la toxoplasmosi.

La toxoplasmosi, di cui abbiamo già ampiamente parlato a proposito dei gatti nell’articolo Toxoplasmosi e gravidanza – Miti e leggende: facciamo un po’ di chiarezza, è un’infezione causata da un microrganismo chiamato Toxoplasma gondii, che può infettare molti animali (mammiferi, rettili, uccelli e persino molluschi) e difficilmente si trasmette all’uomo se non in casi davvero eccezionali. Esiste anche un test apposito per sapere se si ha già gli anticorpi, perché se contratta, lascia un’immunità permanente, cioè non si rischia più di ammalarsi ed essendo i sintomi di scarsa entità, sono facilmente confondibili con una normale influenza: stanchezza, mal di testa o mal di gola, dolore alle ossa. In gravidanza può costituire un pericolo per il feto perché potrebbe causare serie malformazioni a carico del fegato, della milza e in alcuni casi del cervello, rendendo il bambino idrocefalo.

Tuttavia anche se il coniglio è una specie che può essere potenzialmente soggetta a Toxoplasmosi, non trasmette la malattia all’uomo tramite le feci, bensì solo tramite la consumazione della sua carne, cruda (o poco cotta). Non c’è quindi alcun motivo di temere che il coniglio di casa possa costituire un pericolo tale da doverlo allontanare.

CONIGLI E NEONATI
Durante la gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino è buona norma far conoscere coniglio e bebè per instaurare fin da subito una buona relazione, fiducia e integrazione e non scatenare inutili gelosie. Si può nominare il coniglio al bebè durante le operazioni quotidiane come il cambio dei pannolini, le coccole, l’allattamento e via dicendo e coinvolgere al contempo il coniglio di casa, preparandolo all’arrivo e alla presenza del piccolo, nominandoglielo spesso. Si possono far annusare i vestitini indossati dal bebè al coniglietto, così che il nostro lapino impari a riconoscerne e associarne l’odore.

Dopo un paio di settimane che il pupo sarà a casa, quando ritmi e nuove abitudini si cominceranno ad assestare, si potrà anche avvicinare coniglietto e pargolo. Il coniglio lo annuserà, forse gli leccherà la tutina, i piedini, le manine, magari anche la testolina o il viso. Lasciamolo fare. Proteggiamo con dolcezza l’approccio, la conoscenza e l’intima relazione che si starà formando tra di loro. La mamma non dovrà mai dimenticare di rivolgere al coniglio le medesime attenzioni che usava prima della nascita del bimbo. Si tratterà solo di fare l’abitudine a una nuova organizzazione del tempo.

CONIGLI E BAMBINI
Man mano che il bimbo crescerà imparerà a interagire sempre di più con il coniglietto. È probabile che i due si cercheranno. Lasciamoli gattonare insieme, lasciamo che il bimbo esplori il coniglio con le carezze, l’odorato, che si metta in bocca anche una delle sue orecchione. Facciamo però sempre attenzione a non lasciarli mai da soli senza sorveglianza.

I bambini molto piccoli acquisiscono con il tempo e l’esperienza la consapevolezza della propria forza, la sensibilità del grado di intensità dei propri approcci, perciò quelle che il piccolo umano può rivolgere al coniglio come una carezza o una strizzatina di pelo, il coniglio può viverle come minacce. In realtà è difficile che un coniglio (sterilizzato e ben inserito nella vita domestica) graffi o morda un bambino per un tocco un po’ pesante o qualche ciuffo di pelo tirato con troppa veemenza. Sarà più probabile che il coniglio si allontani sgambettando e scalciando per il fastidio procuratogli dall’infante e che impari a stargli alla larga. Tuttavia anche i conigli hanno una loro soglia di pazienza e sopportazione e se costantemente manipolati, inseguiti o disturbati possono, giustamente, difendersi con i mezzi che hanno a disposizione: unghie e denti. Sarà sufficiente vegliare sulle interazioni tra bimbo e coniglio, durante le fasi della crescita del cucciolo umano (fino almeno ai 7-8 anni), impartirgli una buona educazione e spiegargli come approcciarsi al coniglietto, il che significa:

1.non inseguire il coniglio, ma aspettare che sia lui ad avvicinarsi;

2.non sollevare il coniglio da terra e portarlo in giro con le zampe penzoloni, ma accucciarsi carponi e accarezzarlo al livello del pavimento;

3.non urlare o usare toni acuti, ma parlare a voce bassa o in tono normale;

4.evitare movimenti troppo rapidi, corse sfrenate per la casa o salti improvvisi, ma muoversi in modo fluido, scandendo chiaramente i momenti del gioco e quelli del riposo.

Insomma poche e semplici accortezze regaleranno al nostro bimbo la splendida esperienza di crescere con un amico fidato, affettuoso e leale da cui imparerà moltissimo e con cui condividerà momenti bellissimi della sua infanzia.

Fonte: Addestrareconigli.it
Romy Carminati
Etologa Relazionale. Educatrice e Mediatrice nell’Interazione e nella Relazione Umano-Coniglio
Foto: Pixabay

 

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