Green Hill: la Corte d’Appello conferma le condanne di primo grado

La LAV, parte civile, esulta: “Accuse fondate”. I 3 mila beagle tratti in salvo resteranno in famiglia

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Non è vero che tutto andava bene a Green Hill, altro che centro di eccellenza del settore! lo conferma anche la Corte d’Appello che oggi ha emesso una nuova memorabile condanna per l’allevamento bresciano di beagle destinati alla sperimentazione, denunciato dalla LAV nel 2012″ esulta l’associazione che nel processo si è costituita parte civile.

beagle-green-hill-lavLa Corte d’Appello, secondo quanto riportato dalla LAV, “ha confermato le condanne di primo grado nei confronti del veterinario Renzo Graziosi, e del co-gestore di “Green Hill 2001” Ghislane Rondot, entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi, e del direttore dell’allevamento, Roberto Bravi, a un anno più risarcimento delle spese. Confermata anche la sospensione dalle attività per due anni, per i condannati, e la confisca dei cani”. Green Hill resterà quindi chiuso.

“Con questa sentenza storica, senza precedenti per numero di animali tratti in salvo e per la portata innovativa sul piano giuridico, è stato smantellato, dunque, l’inaccettabile teorema del cane “prodotto da laboratorio” e per questo “usa e getta”. “La battaglia giudiziaria di certo non finisce qui” afferma la LAV. “Le lacune nei controlli da parte dei veterinari Asl di Brescia, già emersi in modo evidente anche nel corso del processo di primo grado oltre che in Appello, saranno oggetto, infatti, di uno specifico processo che si aprirà il 9 marzo prossimo: cinque in tutto gli imputati, tra dipendenti e veterinari Asl. Un filone d’inchiesta che va letto e affrontato con lungimiranza, perché non può essere “un caso” né una fatalità che negli ultimi mesi la Procura di Brescia abbia avviato alcune clamorose inchieste giudiziarie e processi proprio a carico di personale medico veterinario della Asl di Brescia relativamente a diversi scandali: oltre a Green Hill, ricordiamo i veterinari coinvolti nell’inchiesta sul macello Italcarni di Ghedi di cui uno è imputato anche in un altro processo con l’accusa di maltrattamento di animali, falso e omessa denuncia di reato nell’ambito di interventi di taglio di coda e orecchie effettuati su cani adulti e cuccioli. Si tratta di dipendenti pubblici che per deontologia professionale e servizio da rendere allo Stato sono chiamati ad assicurare controlli adeguati, nel rispetto degli animali e della legalità”.

A sostegno dei test senza uso di animali, la LAV a partire da sabato 5 e domenica 6 marzo sarà presente in centinaia di piazze con la campagna “Aiutali a uscirne” e con una petizione nazionale rivolta al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per mettere fine all’uso di animali nella ricerca sulle sostanze d’abuso come tabacco, alcol e droghe. Per conoscere la piazza più vicina dove poter firmare la petizione, consulta la pagina “LA LAV IN PIAZZA”.

Fonte e foto: LAV

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