Valanghe: stop ai maiali seppelliti vivi. Nuovi test con metodi alternativi

A Cervinia si sperimenterà un dispositivo per raccogliere dati sulla fisiopatologia della ventilazione durante il seppellimento da valanga

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Dopo le numerose proteste contro gli esperimenti compiuti in Austria su maiali sepolti vivi da valanghe artificiali, quest’anno, finalmente, la stampa riporta la notizia di analoghe sperimentazioni sulla fisiopatologia della ventilazione durante seppellimento da valanga, condotte con metodi alternativi e quindi, senza l’impiego di animali.

MAIALI-VALANGHE-LAVNegli anni scorsi, riporta la LAV, l’Eurac, ente di ricerca italiano, aveva finanziato sperimentazioni su animali seppelliti vivi, stanziando 3.108 euro per l’acquisto dei suini. “Benché i test venissero effettuati all’estero, il loro finanziamento da parte di un ente italiano, con la conseguente violazione della normativa della Provincia autonoma di Bolzano sulla sperimentazione animale, era stato puntualmente denunciato dalla LAV” sottolinea l’associazione. “A ciò si aggiunga che lo stesso soccorso alpino aveva ritenuto inutili tali esperimenti, dissociandosi dalle finalità dichiarate dall’istituto di ricerca”. Esistono infatti numerosi metodi alternativi dimostratisi più utili e predittivi nella diagnostica e nella terapia di persone colpite da slavine, come ad esempio la raccolta e l’analisi di dati epidemiologici e lo studio dei fattori incidenti in situazioni climatiche, geografiche e logistiche di tipo estremo.

La nuova sperimentazione condotta da EURAC, dal Centro di Medicina di Montagna dell’AUSL Valle d’Aosta, dal CNR e dall’Università di Padova, e attualmente in corso a Cervinia, si propone di testare, senza l’impiego di animali, un nuovo dispositivo che permette di respirare più a lungo sotto la neve, prevedendo la raccolta di nuovi dati sulla fisiopatologia della ventilazione durante il seppellimento da valanga. Il test coinvolgerà 12 volontari adulti, dotati di innovative apparecchiature, basate su un sistema di tubi e un boccaglio, che consente di separare l’aria inspirata da quella espirata, prolungando i tempi di resistenza sotto la neve. “Una notizia che accogliamo positivamente e che conferma come una ricerca senza animali non solo è possibile, ma doverosa e utile” afferma Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione.

Fonte e foto: LAV

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