Ispra: in 15 anni cinghiali raddoppiati, la colpa è dell’uomo

Enpa: “Le politiche Regionali sono inadeguate. Serve un cambiamento di rotta”

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

A denunciarlo è l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, in occasione di un’audizione in Senato sulla presunta “emergenza cinghiali”: il numero di questi animali sul territorio è raddoppiato nel giro di soli 15 anni, e la causa è sempre e comunque riconducibile all’attività dell’uomo.cinghialeUn chiaro segnale dell’inadeguatezza delle politiche adottate dalle Regioni? Sembrerebbe di sì, a quanto sostiene Enpa, l’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali, secondo cui le autorità hanno sempre preferito gli abbattimenti a un controllo sistematico dell’abusivismo e della compravendita degli animali.

“Concordiamo con l’Ispra sulla necessità di una rigorosa attività di monitoraggio del territorio, che preveda anche investimenti economici nel settore”, dichiara Andrea Brutti, dell’ufficio fauna selvatica della Protezione Animali. “Tuttavia, non concordiamo con l’ipotesi di coinvolgere ancora una volta il mondo venatorio. Non si comprende il motivo per il quale, nonostante siano tutti al corrente dei danni procurati dalla caccia, sia nella normale stagione venatoria sia con la pratica degli abbattimenti selettivi, si debbano nuovamente affidare compiti di gestione faunistica proprio a coloro i quali sono all’origine causato dei presunti squilibri”.

Secondo l’Ispra una misura necessaria per riportare la situazione a una condizione di equilibrio consiste nel vietare i ripopolamenti venatori su tutto il territorio nazionale. Ma Enpa si chiede se ciò sia sufficiente, o se non occorre, a questo punto, prendere in considerazione altre misure, come la forte limitazione degli allevamenti di cinghiali, o l’organizzazione di controlli rigorosi sulla compravendita degli animali, sul mercato nero della carne, sulla ristorazione e sugli allevamenti di suidi allo stato brado.

È necessario agire su più fronti: il solo divieto di ripopolamento è un buon primo passo, ma non è certo sufficiente se non si contrastano i fenomeni legati alla vendita online di piccoli cinghiali o all’abusivismo. Inoltre, in queste decisioni sarebbe opportuno coinvolgere anche le associazioni animaliste, portatrici di interessi pubblici ormai molto diffusi sul territorio. Ribadiamo la necessità di evitare il ricorso agli abbattimenti, ovvero alla politica seguita per oltre 20 anni in tutta la gestione faunistica, che non ha mai prodotto alcun risultato”, conclude Brutti. “È giunto il momento di voltare finalmente pagina e di affrontare seriamente tutta la materia senza il ricorso al mondo della caccia, primo responsabile, con la politica dei ripopolamenti, di grandi squilibri ambientali”.

Fonte: Enpa

Foto: pixabay

© Riproduzione riservata