Tanzania: oltre 85 mila elefanti uccisi in soli cinque anni

Il bracconaggio incontrollato ha provocato un autentico sterminio. Il WWF invoca maggiore fermezza da parte delle autorità

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È la Tanzania l’epicentro della crisi africana del bracconaggio. I dati recentemente diffusi dal governo locale indicano come la caccia di frodo sul territorio abbia ormai raggiunto livelli di estremo allarme, e la corsa all’avorio ha provocato un autentico sterminio tra gli elefanti che popolano l’area, diminuiti del 60% nel giro di soli cinque anni. Questi dati aggiungono ulteriore pressione nei confronti di un governo già duramente criticato per la sua incapacità di fermare le ingenti quantità di avorio estratto dai suoi parchi nazionali dai bracconieri.

La popolazione di elefanti della Tanzania è tra le più numerose del continente. Ma l’ultimo censimento mostra come tra il 2009 e il 2014 il numero di esemplari sia passato da 109.051 a 43.330. Una perdita molto superiore a quella riportata solo pochi giorni fa in Mozambico (di oltre 20 mila esemplari, ne sono rimasti 10.300). Tenendo conto del tasso annuale di nuove nascite, pari a circa il 5%, il numero di elefanti uccisi in Tanzania ammonta a 85.181.

elefante wikipediaJohn Scanlon, segretario generale di Cites, l’autorità delle Nazioni Unite deputata al controllo delle specie animali a rischio, commenta: “Queste cifre rafforzano la nostra seria preoccupazione sulle reali dimensioni del fenomeno della caccia agli elefanti, specialmente in Tanzania, per commerciare illegalmente l’avorio attraverso Dar es Salaam e i porti vicini”.

“È incredibile che un bracconaggio su così vasta scala non sia mai stato riconosciuto e affrontato seriamente prima d’ora”, ha commentato invece Steven Broad, executive director di Traffic, organizzazione internazionale che si occupa di monitorare la salute della fauna selvatica e delle specie a rischio. “Queste cifre sono catastrofiche, ma purtroppo allineate alle nostre osservazioni dei flussi di avorio che provengono dalla Tanzania”, prosegue Broad. Dal 2009, infatti, sono almeno 45 le tonnellate di avorio che dalla Tanzania hanno raggiunto il mercato nero internazionale, rendendo l’Africa il maggior continente esportatore a livello mondiale.

Anche se la Tanzania detiene questo triste primato, le uccisioni di elefanti non sono equamente distribuite su tutto il territorio: le maggiori perdite sono state registrate negli ecosistemi del Ruaha-Rungwa, del Malagarasi-Muyovosi e del Selous-Mikum che, sommati tra loro, hanno assistito alla morte di oltre due terzi dei loro elefanti. In queste riserve, la carcass ratio (ossia il numero che indica il tasso di mortalità all’interno di una popolazione animale) evidenzia come gli elefanti muoiano quattro volte più rapidamente rispetto a quanto accadrebbe in natura.

La situazione peggiore si è verificata in Ruaha-Rungwa, dove nel 2009 vivevano oltre 34 mila elefanti. Nel 2013 la popolazione è scesa a circa 20 mila, prima di un impressionante sterminio che nel 2014 l’ha portata a soli 8 mila esemplari ancora in vita. Il commento del WWF è lapidario: la scomparsa di un numero tanto elevato di pachidermi può essere spiegato solo con un pesante coinvolgimento del crimine organizzato internazionale, che è arrivato a industrializzare le uccisioni illegali della megafauna africana. “Questo massacro è ulteriormente aggravato dalla corruzione generalizzata e dalla scarsa autorità delle forze dell’ordine della Tanzania”, ha dichiarato Carlos Drews, global species programme director del WWF. “Occuparsi di questo problema è di primaria importanza, prima che gli ultimi elefanti che popolano l’area si estinguano del tutto”.

Fonte: The Guardian
Foto: Wikipedia

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