Inaugurato in Kenya un laboratorio di medicina genetica e legale

Si potranno raccogliere prove contro i crimini di bracconaggio e diagnosticare le malattie animali diffuse nell’Africa orientale

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

In Kenya è stato aperto un laboratorio genetico e di medicina legale, il primo nel suo genere nell’Africa orientale, per aiutare a condannare i crimini contro gli animali selvatici perseguiti dai cacciatori di frodo. I rinoceronti e gli elefanti sono tra le specie più bracconate in Kenya, e fanno parte di un crescente commercio illegale che coinvolge tutto il continente africano. A incentivarlo è soprattutto una grossa domanda proveniente dall’Asia, per un giro d’affari stimato in centinaia di miliardi di dollari all’anno. Il solo traffico illecito di avorio, secondo uno studio realizzato congiuntamente dalle Nazioni Unite e dall’Interpol, varrebbe quasi 200 milioni di dollari, per un numero di elefanti uccisi che va dai 22 ai 25 mila esemplari l’anno, considerando il solo continente africano.

ippopotamo

La nuova struttura medica, che si trova a Nairobi, avrà il compito di raccogliere e analizzare i campioni di Dna dagli esemplari recuperati nei diversi sequestri, per permettere agli investigatori di identificare con esattezza la specie a cui appartengono. Le prove così raccolte potranno quindi essere usate in sede processuale, come spiega Paul Gathitu, portavoce di Kenya Wildlife Services (KWS): “Purtroppo, è prassi comune che chi è accusato di bracconaggio dichiari che gli animali trovati in suo possesso al momento dell’arresto facciano parte di quelli di sua proprietà. Ora, grazie all’esame del Dna, questo escamotage non sarà più praticabile”.

Una ricerca condotta da NGO Wildlife Direct tra gennaio 2008 e giugno 2013, ha dimostrato che più del 15% delle accuse per caccia di frodo si è conclusa con un nulla di fatto in tribunale. In questo lasso di tempo sono stati 27 i casi in cui l’accusa è stata ritirata o respinta per mancanza di prove, o perché l’imputato si è dato alla latitanza dopo aver ottenuto la libertà su cauzione. Oltretutto, come sottolinea lo studio, i crimini contro le specie selvatiche spesso vengono catalogati come di secondaria importanza: le sentenze tendono ad essere più indulgenti di quanto dovrebbero, e il pubblico ministero fatica a ottenere la condanna di imputati colpevoli al di là di ogni ragionevole dubbio, semplicemente per il consistente livello di approssimazione con cui si svolgono questo tipo di processi.

Oltre all’avorio e al prezioso corno dei rinoceronti, la cosiddetta carne di foresta – ossia la carne di animali selvatici uccisi – è uno dei trofei più contestati dalle autorità locali ai bracconieri. Il problema è preoccupante e sottovalutato, non solo per la tutela delle specie a potenziale rischio di estinzione, ma anche perché il consumo incontrollato di queste carni sta portando alla progressiva diffusione mondiale di zoonosi, ossia di malattie infettive che possono essere trasmesse dall’animale all’uomo, a volte con conseguenze molto gravi.

Il laboratorio di Nairobi sarà gestito da un team di 45 ricercatori, che sfrutteranno l’ingegneria genetica anche per mappare e diagnosticare le malattie che colpiscono la fauna selvatica nell’Africa orientale. Per la sua costruzione sono stati necessari circa 100 milioni di dollari, raccolti attraverso la donazione di partner come l’Università di Washington.

Fonte: The Guardian

© Riproduzione riservata