Maltrattamenti e uccisioni restano perseguibili

La non punibilità per tenuità del fatto non riguarda gli animali

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Nonostante le dicerie girate sul web nelle ultime settimane, la notizia è ormai ufficiale e confermata da tutte le associazioni animaliste: la nuova normativa in vigore dal 2 aprile non è applicabile ai reati a danno degli esseri senzienti. Maltrattamenti e uccisioni restano perseguibili. Anzi, ora verrà chiesto a Parlamento e Governo di migliorare il codice Penale.

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I reati contro gli animali rimangono perseguibili d’ufficio e ogni Forza di polizia presente sul territorio è tenuta a intervenire, pena la denuncia per omissione d’atti d’ufficio. Stiamo parlando del nuovo articolo 131-bis del Codice penale voluto dal Governo e avallato dalla grande maggioranza del Parlamento. L’articolo in questione, compreso nella nuova normativa in vigore dal prossimo 2 aprile, è quello che introduce nel nostro ordinamento l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto.

“Una tenuità che per fortuna non riguarda i crimini, maltrattamento e uccisione, commessi ai danni degli animali” sottolinea Lega Nazionale per la Difesa del Cane che, ad ogni modo, non trova apprezzabile la nuova norma varata con ogni probabilità per ottenere un iter giudiziario più veloce e che assegna pieno mandato alle Procure di sfoltire i procedimenti per le previsioni fino a cinque anni di reclusione. Ma resta il fatto che non si tratta di una depenalizzazione e quindi prevede che fra le poche eccezioni all’applicazione della “tenuità del fatto” ci siano i motivi abietti o futili, la crudeltà, “anche in danno di animali”.

Un elemento fondamentale è poi rappresentato dall’obbligo per la Procura di notificare sempre e comunque alla persona offesa l’eventuale richiesta di archiviazione. Il che permette di attuare una forte opposizione alla chiusura del caso, anche da parti di Enti, che fra le loro mission abbiano la “finalità di tutela degli interessi lesi dai reati contro gli animali”. E che, anche nei casi più blandi, potranno far valere il principio inderogabile di derivazione comunitaria che mai può essere un fatto tenue, ciò che comporta la compromissione della vita e della salute di un singolo animale.

Quando, nel dicembre 2014, uscì la proposta del Governo, grazie alla mobilitazione di decine di migliaia di persone e delle associazioni animaliste si ottennero le dichiarazioni pubbliche del premier Renzi e del Ministro della Giustizia Orlando, nonché l’approvazione di un parere con condizioni della Commissione Giustizia della Camera proprio riguardo agli animali. Un risultato politico rilevante alla cui luce deve oggi essere letta la nuova norma.

“Non è infatti mai tenue la morte e il maltrattamento di un essere senziente. Questo è il principio che affermeremo da domani a tutte le Polizie e in tutte le Procure e Tribunali d’Italia” dichiarano Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Oipa, LAV e Enpa.  

Inoltre le associazioni depositeranno con un fronte trasversale di deputati e senatori una nuova proposta di legge di “Armonizzazione, modifiche e implementazione delle disposizioni sulla repressione e il contrasto dei reati contro gli animali” per chiedere un innalzamento delle pene per chi maltratta gli animali e  una maggiore incisività e capacità delle attività delle guardie zoofile, sempre in prima linea per prevenire e reprimere tali tipi di reati.

Fonte: LNDC, OIPA, LAV, Enpa
Foto: LAV

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