Vivisezione: vaccino anti-cocaina testato sulle cavie negli Usa

I soldi sprecati della ricerca

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L’utilizzo di animali per studi sulla dipendenza da sostanze d’abuso è una delle applicazioni più assurde di quella falsa scienza chiamata sperimentazione animale. Nonostante le evidenze scientifiche e le innovative nozioni sui meccanismi legati alla dipendenza, grazie a studi epidemiologici e investigazioni cliniche, continuano ad essere autorizzate e finanziate ricerche su animali” denuncia la Lav nel comunicato emesso ieri.
I ricercatori californiani dello Scripps Research Institute, hanno condotto un esperimento nel quale hanno identificato, testandola su cavie, una proteina denominata flagellina, che dovrebbe funzionare come un vaccino contro l’assunzione di cocaina, innescando una reazione avversa alla droga.

vivisezione-lav- animalrepublic“E’ immorale verso animali e uomini assistere al finanziamento di inutili studi come questo, soprattutto per una droga come la cocaina che ha importanti risvolti psicologici/sociali e non solo fisici. Come si può semplificare a tal punto il processo mentale che porta le persone all’assuefazione, pensando di evitare stragi legate alla dipendenza con una classica reazione a un vaccino?” dichiara Michela Kuan, Responsabile Settore Vivisezione della Lav.

Purtroppo sono diversi gli esperimenti condotti sugli animali che si propongono di combattere dipendenze tipicamente umane, come i test sugli effetti del fumo di sigarette, ad esempio, per i quali sono disponibili modelli informatici e test in vitro decisamente più affidabili, ma che tuttavia vengono ancora considerati come secondari da molte aziende leader nel settore, una su tutte Philip Morris. Ma quante cavie con il vizio della sigaretta avete conosciuto in vita vostra?

Per non parlare dei test effettuati su psicofarmaci, traumi da stress o più in generale esperimenti condotti sulla sfera psicologica e emotiva dell’animale, come quelli condotti sui gatti dall’università della Wisconsin Madison, dove fortunatamente Peta è riuscita a far chiudere il laboratorio.

Sarebbe molto più corretto e proficuo fare delle serie campagne di prevenzione, cercando le vere cause sociali della diffusione delle tossicodipendenze, invece che cercare ausili chimici per combatterne gli effetti. Consideriamo che, secondo i dati forniti proprio dallo Scripps Research Institute, negli Stati Uniti sono circa 1,4 milioni le persone che fanno uso abituale di cocaina (dati 2011) e il costo sociale si aggira intorno ai 600 miliardi di dollari. Cifre che dovrebbero certamente far nascere qualche riflessione nelle Istituzioni americane sulle motivazioni alla base del fenomeno.

“Anche se assurdità come questa non sono estranee al nostro Paese – purtroppo anche qui si testano su animali gli effetti di alcool e droghe – il nuovo decreto legislativo (26/2014) prevede la possibilità di vietare in Italia i test su animali per le sostanze d’abuso entro il 2017. Ci auguriamo che non venga persa l’occasione di vedere spesi meglio i fondi per la ricerca, e tutelati concretamente i diritti delle persone, anziché finanziare torture su animali che chiaramente non rispondono come noi in relazione ai complessi meccanismi psicologici che portano le persone ad avvicinarsi alle droghe” conclude l’associazione.

Foto: Lav

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