Rapporto Eurispes: sempre più italiani contro lo sfruttamento degli animali

Ma la crisi pesa anche sui quattro zampe

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Gli italiani si schierano sempre di più contro lo sfruttamento degli animali: si dichiarano contrari alle pellicce (90,7%), alla vivisezione (87%), alla caccia (78,8%), ai circhi (68,3%) e ai delfinari (64,8%). Cala il numero di chi ama lo zoo (-9,5% rispetto al’anno precedente). Cresce la percentuale di italiani che vorrebbero consentire l’accesso degli animali da compagnia nei luoghi pubblici (56,5%) e nelle strutture ricettive (56,8%). Inoltre, la maggioranza degli italiani (51,9%, contro il 43,9% dei contrari) si dice favorevole ad una recente proposta di legge che intende equiparare gli equidi (cavalli, asini, ecc.) agli animali da affezione e impedirne la macellazione.
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Il 39,4% degli italiani ha almeno un animale in casa, e di questi il 27,5% ha accolto in casa propria un animale e l’11,9% più di uno. Purtroppo le case che accolgono un pet sono in diminuzione, dato che parrebbe imputabile alla crisi economica secondo l’Eurispes. Tuttavia la diminuzione del numero di quanti nell’indagine di quest’anno dichiarano di avere in casa un animale non è tale da indicare una drastica inversione di tendenza.

Il migliore amico dell’uomo occupa la testa della classifica degli animali che si possono trovare nelle case degli italiani, infatti il è 53,7% ad avere almeno un Fido in famiglia. Segue nella lista degli animali preferiti come compagnia domestica il gatto (45,8%).

Poco più della metà di chi ha un animale (52,1%) spende in media meno di 30 euro al mese per il suo fabbisogno nutrizionale, igienico e sanitario, il 32,8% fino a 50 euro mensili, mentre la restante parte si divide tra il 10,9% di quanti spendono una cifra che va dai 51 ai 100 euro, il 2,1% di chi spende da 101 a 200 euro, l’1,4% di coloro che spendono un importo compreso tra 201 e 300 euro e un’esigua minoranza, lo 0,2%, che non bada a spese, andando oltre i 300 euro al mese.

VETERINARIO
L’indagine è stata realizzata col prezioso contributo della Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani (Fnovi) che ha coinvolto i propri associati nella compilazione del questionario.

La maggior parte dei padroni (il 69,1%) spende per visite dal veterinario ed eventuali medicine una cifra contenuta entro i 100 euro l’anno. Circa un quinto (18,8%) spende dai 101 ai 200 euro, mentre si assottiglia la quota di quanti mettono mano al portafogli in maniera più consistente: il 6,7% spende dai 201 ai 300 euro e il 2,6% oltre 300 euro l’anno.

L’82,8% dei veterinari riscontra spesso una cura adeguata degli animali, il 2,2% sempre, mentre un 14,8% si dimostra più critico rispondendo “raramente”. La crisi colpisce pesantemente anche i nostri piccoli amici: la larga maggioranza del campione riferisce che i proprietari di animali hanno ridotto le spese veterinarie, per il 52,1% abbastanza, per il 34,7% (oltre un terzo) addirittura molto. Solo il 12,9% parla di una lieve riduzione.

Più della metà dei veterinari (59,5%) afferma che il numero di animali feriti o in difficoltà in seguito ad abbandono portati nel suo ambulatorio è sostanzialmente stabile rispetto al passato. È però degno di nota il fatto che un veterinario su 4 (25,7%) abbia notato un aumento degli abbandoni rispetto a qualche anno fa; il 14,8% parla invece di una diminuzione.

FAUNA SELVATICA
Sempre secondo l’associazione dei veterinari è aumentata l’attenzione per gli animali selvatici che vengono sempre più spesso soccorsi: sono soprattutto i privati cittadini a portare gli animali selvatici in difficoltà dai veterinari (57,3%). Al 13% dei veterinari sono stati portati animali selvatici dalle Forze dell’ordine, al 10,1% da Associazioni di volontariato.

NOTE DOLENTI
Infine tre dati ancora molto negativi: alla maggioranza dei veterinari è capitato di curare animali maltrattati, a quasi tutti è  capitato ancora di visitare cani privi di microchip o non iscritti all’anagrafe canina (solo al 9,2% non è mai successo). Per la maggioranza dei soggetti (69%) ciò accade qualche volta, per il 21,3%spesso. Infine sono aumentate nell’ultimo anno le richieste di eutanasia a seguito di diagnosi di malattia cronica/non curabile.

 Fonte: Eurispes

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