Il “Barone” olandese dei suini bandito dal territorio tedesco

Benessere animale: partita la rivoluzione nell’Unione?

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allevamento_intensivo_ ciwfL’annuncio lo da poche ore fa CIWF – Compassion in World Farming: l’olandese Straathof, il “barone” dei suini, che produce milioni di maiali in ogni anno, ha ricevuto l’interdizione ad allevare sul territorio tedesco.
Più volte denunciato per le crudeltà sui suini compiute nei suoi allevamenti, uno dei più grandi allevatori europei perde la legittimità ad allevare nella confinante Germania, dove fino ad oggi deteneva allevamenti per circa un milione mezzo di capi.
Si tratta di una proibizione senza precedenti in Europa, dove ancora milioni di animali sono rinchiusi negli allevamenti intensivi, e dove il benessere animale non è stato in cima alla lista delle priorità fino ad oggi.
Sembra tuttavia che qualcosa stia per cambiare: sembrerebbe infatti che Christian Schmidt (Ministro dell’Agricoltura tedesco), Sharon Dijksma (Ministro dell’Agricoltura olandese) e Dan Jørgensen (Ministro dell’Agricoltura danese), responsabili per il benessere animale nei rispettivi paesi, abbiano firmato lo scorso fine settimana una dichiarazione di intenti che accoglierebbe alcune delle istanze portate avanti dalle associazioni animaliste europee come:

– la richiesta di fissare un limite massimo di otto ore per il trasporto di animali vivi. Secondo quanto riportato da CIWF l’attuale legislazione non prevede di fatto limiti, e questo primo obiettivo costituirebbe già un notevolissimo progresso. Due anni fa oltre un milione di cittadini europei firmarono proprio per richiedere il limite di otto ore al trasporto di animali vivi. Iniziatore di quella campagna fu proprio il ministro Jørgensen, allora eurodeputato;

– un appello per la graduale eliminazione delle mutilazioni non terapeutiche, come il debeccaggio nelle galline e il mozzamento della coda e la castrazione dei suini ; inoltre un invito a migliorare l’applicazione della legislazione esistente in termini di mozzamento della coda per i suini, notoriamente non applicata in molti paesi tra cui l’Italia;

– un invito a considerare l’emanazione di una legislazione comunitaria specifica per la protezione di animali ancora non tutelati da nessuna norma, come tacchini, polli riproduttori e conigli;

– la proposta di utilizzare la politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea e le politiche ambientali per rafforzare il benessere degli animali;

– l’invito a promuovere il benessere degli animali nel quadro di accordi commerciali e affermare il principio che il benessere animale non è una barriera al libero commercio in sede di WTO (World Trade Organization).

Con questa dichiarazione di intenti, portata avanti dai ministri dell’agricoltura di tre importanti stati membri della UE, con settori zootecnici molto sviluppati, ci fa ben sperare:  potrebbe diventare un vero punto di svolta nel modo in cui gli animali sono trattati sia nell’Unione europea e nel mondo.

 

 

 

 

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