Richiami vivi: ancora non ci siamo

Due mesi di tempo all’Italia per dire concretamente stop

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La Commissione europea ha trasmesso all’Italia il parere motivato sulla procedura di infrazione n. 2006/2014 sui richiami vivi– uccelli tenuti per tutta la vita in gabbia e utilizzati come “esche” per far avvicinare e catturare altri uccelli – attivata lo scorso febbraio per violazione degli articoli 7 e 9 della direttiva Uccelli.
Con tale parere – l’ultimo atto prima del deferimento di uno Stato membro alla Corte di Giustizia – all’Italia vengono concessi due mesi di tempo per porre concretamente fine a ogni forma di cattura di uccelli selvatici finalizzata a farne richiami vivi per la caccia, pena il processo innanzi alla Corte di Giustizia e la condanna.

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Per Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu, “Questo nuovo, duro e inevitabile passo dell’Europa contro l’Italia sul tema dei richiami vivi è anche il frutto dell’inefficacia o comunque della debolezza dei provvedimenti normativi recentemente approvati in Parlamento, che, sebbene più stringenti che in passato, non sono in grado di vietare con chiarezza e perentorietà le catture degli uccelli selvatici. Lo avevamo spiegato in tutti i modi, inascoltati. Ora servirà probabilmente un nuovo intervento di legge, che vieti esplicitamente le catture in modo da impedire alla fonte ogni tentativo di deroga regionale, come quello attivato dalla Regione Lombardia, che si è fatta beffe di Governo ed Europa pur di accontentare gli uccellatori e i loro supporter parlamentari”. E Mamone Capria conclude: “Ora non si ricorra più ad alibi, non si perda altro tempo e si scriva fine, una volta per tutte, all’orribile storia dei richiami vivi”.

Fonte e foto: Lipu

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