50 mila cavalli macellati sul territorio nazionale ogni anno

Essere Animali lancia una petizione per chiedere il divieto di macellazione degli equini in tutta Italia

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Polonia, Francia, Spagna: questi sono i mercati da cui il nostro Paese importa i cavalli per la produzione di carne. Ma cosa si nasconde dietro questo business?
Una nuova investigazione di Essere Animali ha documentato tutte le tappe di questi viaggi senza ritorno, seguendo la tratta dei cavalli dalla Polonia alla Puglia, la principale regione italiana in cui si concentrano i macelli per questo tipo di carne (con il 46% del totale capi macellati).

I cavalli importati nel nostro Paese provengono dagli allevamenti e dalle cosiddette fiere dei cavalli. Gli animali, acquistati da intermediari, vengono inviati ai centri di raccolta dove restano in attesa del trasporto successivo, che avverrà dopo il nullaosta della visita veterinaria. Si tratta di cavalli allevati appositamente per la carne, di frequente lasciati liberi al pascolo e a circa 1-2 anni e destinati all’esportazione. Da qui vengono trasportati sino ad un posto di controllo situato al confine italo-sloveno. Ogni automezzo può contenere circa 20 cavalli, rinchiusi in box individuali le cui dimensioni variano per legge a seconda dell’età. Dopo le operazioni di scarico gli animali trascorrono 24 ore legati all’interno delle stalle di sosta. Ad attenderli il giorno successivo un ulteriore viaggio di anche più di 12 ore, nel caso frequente in cui la destinazione finale sia un impianto di macellazione in Puglia. Sono comunque ancora frequenti e documentati viaggi di cavalli provenienti da diversi paesi europei che superano le 24 ore senza sosta, in cui sono assenti gli abbeveratoi e gli stalli individuali. Giunti al macello, l’abbattimento può avvenire dopo poche ore, ma solitamente i cavalli trascorrono da 1 a un massimo di 7 giorni in stalle, fino a quando avviene la visita ante mortem, con la quale l’animale è giudicato idoneo alla macellazione dal veterinario. Entro 24 ore i cavalli saranno condotti nei corridoi che conducono alla trappola. Questa gabbia di metallo ha la funzione di contenere gli animali prima che l’operatore li stordisca con una pistola a proiettile captivo, che provoca danni gravi e irreversibili al cervello. Dopo lo stordimento sono appesi per gli arti posteriori e vengono loro recisi i vasi sanguigni del collo per essere dissanguati, scuoiati, eviscerati e infine sezionati in mezzene o quarti.

Nel video girato da Essere Animali appare evidente come chi gestisce questo business non abbia nessun rispetto per questi animali come esseri viventi, ma li consideri solo “materia prima” da piazzare sul mercato: i cavalli sono spesso caricati a forza sui mezzi di trasporto, picchiati con bastoni e soggetti a frequenti cadute, che procurano ferite agli occhi e alle zampe. Molti animali giungono stremati, avendo trascorso il viaggio impiegando ogni energia per mantenere l’equilibrio e contrastare i movimenti dovuti al trasporto, sono stressati ed impauriti.
I trasporti avvengono a qualunque condizione atmosferica, le condizioni dei cavalli peggiorano vistosamente con il caldo dei mesi estivi. Infine, si legge benissimo nei loro occhi la consapevolezza del destino che li attende una volta entrati nel macello.

Sebbene il consumo di carne di cavallo sia nettamente calato negli anni, si aggira ancora intorno ai 50 mila capi il numero degli animali abbattuti.

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Essere Animali ha lanciato una una petizione, parte di una più ampia campagna per chiedere il divieto di macellazione di cavalli in tutta Italia. Ad oggi oltre 16 mila persone hanno già aderito all’iniziativa.

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