Pinzolo: cercatore di funghi aggredito da mamma orsa

Ora Daniza rischia l’abbattimento

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Un trentottenne in cerca di funghi è stato aggredito da un orso, che temendo per i suoi piccoli, ha reagito in maniera aggressiva. Questo quanto riportato dal quotidiano L’Adige.

orso
Secondo la ricostruzione effettuata dall’uomo, si sarebbe trovato improvvisamente di fronte i cuccioli, e per osservarli si sarebbe nascosto dietro un albero. Mamma orsa, avendolo fiutato e temendo per la prole, l’avrebbe quindi raggiunto e si sarebbe avventata su di lui graffiandogli la schiena e un ginocchio, e mordendolo infine ad uno scarpone. Non sarebbe fortunatamente in pericolo di vita.
La Provincia autonoma di Trento è subito intervenuta emettendo un’ordinanza di cattura per l’orsa, che secondo quanto twittato dall’Assessore Dallapiccola, sarebbe già stata localizzata. Tuttavia potrebbe rischiare di essere abbattuta qualora l’operazione di cattura dovesse risultare problematica.
Daniza, così si chiama l’orsa, è munita di radiocollare, essendo uno degli esemplari introdotti sulle Alpi trentine nel 2000 dal progetto Life Ursus.
Progetto che ha scatenato già nelle scorse settimane grosse polemiche, quando un altro orso, Genè aveva fatto razzia di bovini tra il Veneto e il Trentino (vedi articolo). Gli esponenti di Lega Nord hanno subito ribadito la loro contrarietà a portare avanti il piano di ripopolamento degli orsi, sostenendo la pericolosità dei questi animali presenti nei boschi del Trentino.
Intanto le associazioni ambientaliste e animaliste si stanno già muovendo per difendere mamma orsa, sostenendo che la sua reazione non appare affatto anomala, se si considera che aveva i cuccioli con sé e che aveva avvertito il possibile pericolo senza però vederlo o, peggio ancora, intravvedendolo soltanto, seminascosto dietro un albero.
Anche il WWF svizzero, in un tutorial messo in rete a maggio, consiglia infatti in caso di incontro fortuito di indietreggiare lentamente e allontanarsi subito:

E’ possibile partecipare alla protesta firmando qui la petizione oppure scrivendo direttamente alle autorità trentine attraverso le email messe in rete da Leal Lega Antivivisezionista.

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