21 cani scomparsi nel nulla

L’appello di Oipa: il comune di Marsala dica che fine hanno fatto i cani

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La situazione del randagismo in alcune zone di Italia come è ben noto è più grave che in altre. In particolare la Sicilia nel periodo estivo registra aumenti della popolazione canina addirittura allarmanti. Per contenere il randagismo, la soluzione più logica sarebbe quella di promuovere le adozioni tramite l’aiuto delle associazioni locali, intervenire mediante un serio programma di sterilizzazioni e rilasciare sul territorio i cani sterilizzati e microchippati.

CANE PRATO OK
Tuttavia, sembra non essere questa la strada intrapresa dal Canile municipale di Marsala, in provincia di Trapani, secondo quanto denunciato da OIPA il 25 luglio in un comunicato stampa ufficiale: per far fronte al sovraffollamento del canile, il primo cittadino di Marsala avrebbe vietato di reintrodurre sul territorio i cani sterilizzati e microchippati, optando per cederli in stallo temporaneo, per poi essere presto adottati da famiglie residenti nel nord Italia. Lo stallo si sarebbe dovuto tenere “in una tenuta di circa 15 mila ettari” a Scicli, in provincia di Ragusa.
Alla partenza dei cani, affidati per il viaggio all’associazione Mamma Chiara Animal Onlus, non sarebbero stati presenti né le autorità preposte, né i volontari della sezione OIPA di Marsala, che sono stati informati della partenza solo a cose fatte. Il caricamento dei cani sarebbe stato effettuato da soli 3 operatori a canile chiuso.

La sezione OIPA di Marsala, insieme ad altre associazioni animaliste locali, ha presentato quindi un’istanza all’Amministrazione Comunale per avere delucidazioni circa la destinazione e la tracciabilità dei 21 cani prelevati, la condizioni di trasporto e i criteri di selezione dell’associazione incaricata per questo intervento.

Per chi volesse, come noi, avere chiarimenti sulla sorte di questi cani può sostenere qui la sezione OIPA di Marsala nel suo appello di protesta.

Per leggere il comunicato completo di OIPA cliccate questo link

Foto: Barbara Tinari

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